Patologie

Gonartrosi

La gonartrosi, o artrosi del ginocchio, è una patologia degenerativa che colpisce la cartilagine di rivestimento del femore, della tibia o della rotula, causando l’esposizione del tessuto osseo e l’aumento dell’attrito fra le superfici stesse, comportando di conseguenza dolore e limitazione funzionale. Puó essere primitiva oppure secondaria ad altre affezioni, come traumi, infezioni, terapia radiante, malattie del metabolismo osseo come il morbo di Paget. Il fattore di rischio piú importante è sicuramente il peso corporeo, la sedentarietá ed il fumo di sigaretta. Una volta innescato il processo artrosico, non si puó tornare indietro, ma si puó solo cercare di rallentare la malattia, curarne i sintomi con terapie palliative come le infiltrazioni, la magnetoterapia, la fisioterapia ed il rinforzo muscolare. Nelle fasi avanzate, l’unico rimedio purtroppo è quello della sostituzione articolare, rivestendo le superfici ossee con delle protesi speciali mininvasive.

La mia filosofia è quella della mininvasivitá e della compartimentalizzazione del ginocchio, come il Professor Confalonieri, mio grande maestro, mi ha insegnato. Il ginocchio infatti deve essere visto come costituito dall’insieme di tre articolazioni, la femoro-tibiale mediale, la femoro-tibiale laterale e la femoro-rotulea. Oggigiorno troppo spesso assistiamo all’impianto di protesi totali quando solo uno di questi compartimenti risulta compromesso.
Andiamo nel dettaglio per cercare di capire in che cosa consiste la protesi compartimentale del ginocchio.

Protesi Monocompartimentale

La protesi monocompartimentale (figura 1) consiste nella sostituzione del solo compartimento danneggiato, risparmiando gli altri due, risparmiando i legamenti crociati anteriore e posteriore, conservando la biomeccanica del ginocchio normale. Uno dei vantaggi piú importanti, oltre ad una piú rapida ripresa funzionale, è quello delle ridotte perdite ematiche e di conseguenza del bassissimo rischio di ricevere trasfusioni di sangue, praticamente pari allo 0%. Ovviamente si puó sostituire il compartimento mediale (interno) o laterale (esterno), oppure il comparto femoro-rotuleo, che vedremo piú avanti. Nessun problema per i soggetti allergici al Nichel, per i quali esistono delle protesi anallergiche Nichel-free (figura 2).
Nei casi di artrosi bilaterale del ginocchio, l’intervento di sostituzione articolare puó anche essere eseguito in contemporanea.

Quando l’artrosi colpisce entrambe le articolazioni femoro-tibiali, interna ed esterna, allora si possono impiantare due protesi monocompartimentali contemporaneamente, risparmiando il comparto centrale che contiene i legamenti crociati del ginocchio, responsabili della stabilitá e propriocezione. Si tratta di un intervento tecnicamente impegnativo, che peró in mani esperte garantisce risultati funzionali superiori a quelli della protesi totale.

Protesi Femoro-rotulea

La protesi femoro-rotulea consiste nel rivestire le superfici della troclea femorale e/o della rotula con protesi in titanio o polietilene. La protesi femoro-rotulea isolata è un evento abbastanza raro, perchè generalmente si accompagna ad una compromissione anche degli altri compartimenti. Quando si associa ad una artrosi ad esempio del compartimento mediale, si puó impiantare in simultanea la protesi monocompartimentale mediale e quella femoro-rotulea (protesi bicompartimentale).

Protesi Totale

Quando tutti e tre i compartimenti sono danneggiati, oppure di fronte ad artrite reumatoide o importanti deviazioni assiali degli arti inferiori superiori a 20 gradi, l’uso delle protesi monocompartimentali è sconsigliato. In questi casi si procede ad impianto di protesi totali mininvasive a conservazione del legamento crociato posteriore.

Informazioni utili sull’intervento di sostituzione protesica del ginocchio:

Prericovero: per valutare il paziente, preparare la cartella clinica e spiegare nuevamente il suo percorso terapeutico.
Durata intervento: 40-60 minuti, a seconda del tipo di intervento.
Anestesia: epidurale.
Decorso post-operatorio: 3-4 giorni di degenza in Ortopedia, quindi trasferimento in Riabilitazione per 10 giorni circa, oppure dimissione al domicilio per i soggetti giovani e possibilitá di eseguire la fisioterapia in regime ambulatoriale.
Riabilitazione: deambulazione giá in prima giornata con stampelle, anticoagulanti per via orale (non piú punturine sulla pancia e non piú lividi), mobilizzazione attiva e passiva, rinforzo muscolare, abbandono dei bastoni dopo 3-4 settimane.

Lesione menisco

Le lesioni dei menischi (interno od esterno) sono tra le patologie ortopediche piú frequenti a carico dell’ articolazione del ginocchio.
Il dolore causato da questa lesione viene in genere risolto con un piccolo intervento artroscopico in regime di Day-Hospital (quindi tramite due piccoli accessi chirurgici di 1 cm)

Lesione legamento crociato anteriore

Si tratta di una lesione frequente negli sportivi, soprattutto sports da contatto (calcio in primis). La lesione puó associarsi ad altre lesioni capsuloligamentose e causare instabilitá se non supportata da un adeguato rinforzo muscolare. L’indicazione alla ricostruzione chirurgica non é assoluta, ma va valutata caso per caso, a seconda dei sintomi clinici e delle richieste funzionali del singolo individuo.

Il legamento crociato anteriore puó essere ricostruito prelevando due tendini dal paziente stesso (metodo tradizionale), oppure utilizando il tendine rotuleo (soprattutto nei calciatori), oppure utilizando un legamento artificiale (soprattutto nei pazienti meno giovani). Nei casi di lesione parziale, si puó procedere al solo ritensionamento e rinforzo del legamento.
Si tratta di uno degli interventi nei quali il ruolo della fisioterapia è più importante rispetto ad altri. E’ bene individuare prima dell’intervento una struttura adeguata allo scopo, nella quale operino Fisioterapisti particolarmente esperti nel recupero degli atleti infortunati o reduci da interventi chirurgici.

Coxartrosi

La coxartrosi, o artrosi dell’anca, è una patologia degenerativa che colpisce la cartilagine di rivestimento del femore e/o dell’acetabolo, causando l’esposizione del tessuto osseo e l’aumento dell’attrito fra le superfici stesse, comportando di conseguenza dolore e limitazione funzionale. Puó essere primitiva oppure secondaria ad altre affezioni, come displasia congenita dell’anca, esiti morbo di Perthes, osteonecrosi cefalica, traumi, infezioni, terapia radiante, malattie del metabolismo osseo come il morbo di Paget.

Il fattore di rischio piú importante è sicuramente il peso corporeo, la sedentarietá ed il fumo di sigaretta. Una volta innescato il processo artrosico, non si puó tornare indietro, ma si puó solo cercare di rallentare la malattia, curarne i sintomi con terapie palliative come le infiltrazioni, la magnetoterapia, la fisioterapia ed il rinforzo muscolare. Nelle fasi avanzate, l’unico rimedio purtroppo è quello della sostituzione articolare, rivestendo le superfici ossee con delle protesi speciali mininvasive.

Protesi dell’anca mininvasiva

La sostituzione protesica dell’anca puó essere effettuata tramite diversi accessi chirurgici. Io preferisco quello posterolaterale mininvasivo, che sacrifica al minimo i muscoli e comporta una cicatrice nella natica che puó facilmente essere nascosta dallo slip. L’intervento consiste nel sostituire la testa ed una piccola parte del collo femorale con una protesi che viene accolta dal canale femorale. Si procede poi al rivestimento della cavitá acetabolare con una apposita coppa. Le protesi che utilizzo sono tutte non cementate in quanto rivestite di idrossiapatite, che favorisce l’integrazione della protesi e la crescita dell’osso attorno alla sua superficie, garantendo cosí una perfetta integrazione.

Nei casi di artrosi bilaterale dell’anca, l’intervento di sostituzione articolare puó anche essere eseguito in contemporanea.

Informazioni utili sull’intervento di sostituzione protesica dell’anca:

Prericovero: per valutare il paziente, preparare la cartella clinica e spiegare nuovamente il suo percorso terapeutico.
Durata intervento: 40-50 minuti.
Anestesia: epidurale.
Decorso post-operatorio: 3-4 giorni di degenza in Ortopedia, quindi trasferimento in Riabilitazione per 10 giorni circa, oppure dimissione al domicilio per i soggetti giovani e possibilitá di eseguire la fisioterapia in regime ambulatoriale.
Riabilitazione: deambulazione giá in prima giornata con tampelle, anticoagulanti per via orale (non piú punturine sulla pancia e non piú lividi), mobilizzazione attiva e passiva, rinforzo muscolare, abbandono dei bastoni dopo 3-4 settimane.

Tumori dell’osso e delle parti molli

Sono delle rarissime affezioni che possono colpire il tessuto osseo o le cosiddette parti molli, come il tessuto adiposo, i muscoli, le capsule articolari o i tendini. I piú frequenti tumori delle parti molli sono il lipoma e l’angioma, che spesso si localizzano nella coscia e possono raggiungere dimensioni tali da causare disturbo, impaccio e dolore. In questi casi è consigliata l’escissione chirurgica, che viene sempre preceduta da una biopsia per una diagnosi di certezza.

Le piú frequenti neoplasie del tessuto osseo sono invece le metastasi, cioé le localizzazioni secondarie ad un tumore primitivo, spesso un carcinoma. Anche in questo caso prima del trattamento é quasi sempre consigliabile un accertamento bioptico.